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Fund raising

vol impVolontariato e rapporto con le imprese

Le aziende che entrano in contatto con il mondo del volontariato possono avere un ottimo ritorno in termini di immagine sia al proprio interno che all’esterno. E, soprattutto, avranno auspicabili ritorni positivi i singoli soggetti che vengono in contatto con la realtà delle organizzazioni di volontariato e con i fini e gli obiettivi che queste si prefiggono.

Una prospettiva concretamente attuabile, grazie ad una norma introdotta dal decreto legislativo 460 del 1997, che consente alle aziende profit che distaccano proprio personale, retribuendolo, presso organizzazioni di volontariato, di dedurne i costi relativi dal reddito d’impresa anche se si tratta di costi non inerenti.
La deducibilità è limitata al 5 per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente sostenute dai datori di lavoro che “prestano”, appunto, il proprio personale alle organizzazioni di volontariato.
La possibilità di dedurre i costi, in deroga al principio dell’inerenza dei costi, è stata introdotta dall’articolo 13 (comma 1 lett. B del d.lgs 460/97 che ha modificato l’articolo 65 del T.U.I.R.) introducendo al comma 2, la lettera c-septies, che consente appunto la deducibilitàdelle spese relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti a tempo indeterminato, utilizzato per prestazioni di servizi erogate a favore di ONLUS, nel limite del cinque per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente , così come risultano dalla dichiarazione dei redditi.La validità e l’efficacia di tale norma è stata confermata dal Ministero delle Finanze con le proprie circolari (n. 168 del 26/6/1998 punto 4.3 e n. 22 del 22/1/1999 punto 3).

Sono poche le opportunità per favorire la collaborazione tra aziende e organizzazioni di volontariato, ma non per questo vanno trascurate. Le elenchiamo di seguito riportandone in sintesi le caratteristiche e le fonti normative.

FACILITAZIONI NELLA FLESSIBILITA’ DELL’ORARIO DI LAVORO
L’articolo 17 della L. 266/91, al fine di favorire l’attività di volontariato, prevede il diritto, per i lavoratori che svolgono attività di volontariato, a facilitazioni nella flessibilità dell’orario e dei turni di lavoro.
Le forme di flessibilità e/o le facilitazioni per i dipendenti privati e pubblici sono regolate rispettivamente dalla Contrattazione Collettiva e dalla Legge quadro sul pubblico impiego.
Nella tabella i C.C.N.L. che hanno recepito quanto previsto dall’articolo 17 della Legge quadro per il volontariato, evidenziando in particolare l’articolo specifico di ogni singolo contratto nazionale.
Peraltro la quasi totalità dei C.C.N.L. si è limitata a recepire il dettato legislativo senza stabilire modalità e/o procedure dettagliate.

CONTRATTO COLLETTIVO DI LAVORO ARTICOLO
ABBIGLIAMENTO – Lavorazioni conto terzi facon – CNAI 67
AGENZIE MARITTIME ED AEREE 28
ALIMENTARI – INDUSTRIA 42
ATTIVITA’ FERROVIARIE 32
AUTORIMESSE A NOLEGGIO AUTOMEZZI 56
AUTOSCUOLE 24
AUTOTRASPORTO MERCI E LOGISTICA 33
CERAMICA – INDUSTRIA 32
CHIMICA – PICCOLA MEDIA INDUSTRIA 10
COIBENTI – AZIENDE INDUSTRIALI Parte V
COMMERCIO – CNAI – Aziende oltre 50 dipendenti 63
COMMERCIO – CNAI – Aziende da 15 a 50 dipendenti 62
COMMERCIO – CNAI – Aziende fino a 14 dipendenti 59
CONCERIE – AZIENDE INDUSTRIALI Titolo V
COOPERATIVE SOCIALI 16
CREDITO COOPERAVIVO 91
ENERGIA 25
ENTI CULTURALI E RICREATIVI – FEDERCULTURE 56
LAMPADE E CINESCOPI 37
LAPIDEI – PICCOLA MEDIA INDUSTRIA 44
MAGAZZINI GENERALI 45
METALMECCANICA – PICCOLA E MEDIA INDUSTR. 18
METALMECCANICA – AZIENDE INDUSTRIALI 22
METALMECCANICA – AZIENDE COOPERATIVE 22
OLIO E MARGARINA – INDUSTRIA 49
POMPE FUNEBRI 60
RECAPITO TELEGRAMMI 27
SCUOLE PRIVATE – MATERNE – FISM 16
SERVIZI ASSISTENZIALI – AGIDAE 12
SERVIZI ASSISTENZIALI – ANASTE 11
SEVIZI ASSISTENZIALI – AIAS 10
SERVIZI ASSISTENZIALI – ANFFAS 9
SERVIZI ASSISTENZIALI – ANPAS 10
SERVIZI ASSISTENZIALI – AVIS 11
SERVIZI ASSISTENZIALI – FENASCOP 12
SERVIZI ASSISTENZIALI – UNEBA 29
TELECOMUNICAZIONI Note a verbale
VETRO – INDUSTRIA 60

PERMESSI PER L’ESPLETAMENTO DI ATTIVITÀ DI PROTEZIONE CIVILE

  •  DURATA DEI PERMESSI (ex art. 9 commi 1 e 2 D.P.R. 194/2001): non superiore a 30 giorni continuativi e fino a 90 giorni nell’anno (elevati rispettivamente a 60 giorni e 180 giorni in occasione di eventi per i quali è dichiarato lo stato di emergenza nazionale);
  • DIRITTI GARANTITI AI VOLONTARI (ex art. 9 commi 1 e 2 D.P.R. 194/2001):
    • il mantenimento del posto di lavoro;
    • il mantenimento del trattamento economico e previdenziale;
    • copertura assicurativa.
  • DIRITTI DEI DATORI DI LAVORO (ex art. 9 comma 5 D.P.R. 194/2001): rimborso degli emolumenti versati al lavoratore su richiesta da presentare all’Agenzia di protezione civile entro 2 anni successivi alla conclusione dell’intervento.

Volontari impiegati in attività di pianificazione, simulazione di emergenza e di formazione teorico-pratica autorizzate dall’Agenzia di protezione civile:

  • DURATA DEI PERMESSI (ex art. 9 comma 4 D.P.R. 194/2001): non superiore a 10 giorni continuativi e fino a 30 giorni nell’anno;
  • OBBLIGHI DEI VOLONTARI/ORGANIZZAZIONI (ex art. 9 comma 7 D.P.R. 194/2001): richiesta di esonero dal servizio lavorativo da presentare al datore di lavoro almeno 15 giorni prima dello svolgimento della prova di addestramento o di simulazione;
  • DIRITTI GARANTITI AI VOLONTARI (ex art. 9 commi 1 e 2 D.P.R. 194/2001):
    • il mantenimento del posto di lavoro;
    • il mantenimento del trattamento economico e previdenziale;
    • copertura assicurativa;
  • DIRITTI DEI DATORI DI LAVORO (ex art. 9 comma 5 D.P.R. 194/2001): rimborso degli emolumenti versati al lavoratore su richiesta da presentare all’Agenzia di protezione civile entro 2 anni successivi alla conclusione dell’intervento.

PERMESSI PER L’ESPLETAMENTO DI ATTIVITÀ DI VOLONTARIATO DA PARTE DI PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
L’art.72 della “manovra estiva” (d.l. 112/2008 convertito nella legge n. 133 del 6 agosto 2008) dispone che il personale della pubblica amministrazione può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva di 40 anni. Durante il periodo di esonero dal servizio il dipendente pubblico percepisce il 50% del trattamento economico goduto al momento della collocazione “a riposo”. Tale trattamento è aumentato al 70% in caso il dipendente pubblico svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti da individuare con decreto del ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

DENARO

Donazione da persone fisichedonare

  • Legge ONLUS: l’erogazione effettuata a favore di Organizzazione di volontariato che non tiene una contabilità analitica è detraibile al 24% per il 2013 e al 26% a partire dal 2014 fino a erogazione massima di € 2.065 (art. 15, c. 1.1, DPR 917/86, come modificato da art. 15, c. 3, L. 96/12).
  • Legge Più dai meno versi: l’erogazione effettuata a favore di Organizzazioni di volontariato che tiene una contabilità analitica è detraibile nelle misure sopra riportate, oppure è deducibile fino al 10% del reddito complessivo e per un valore massimo di € 70.000.

Donazione da persone giuridiche (aziende)

  • Legge ONLUS: l’erogazione effettuata a favore di Organizzazione di volontariato che non tiene una contabilità analitica è deducibile fino al valore maggiore tra il 2% del reddito complessivo e € 2.065,83.
  • Legge Più dai meno versi:l’erogazione effettuata a favore di Organizzazioni di volontariato che tiene una contabilità analitica è deducibile alternativamente nei limiti sopra esposti (2% o € 2.065,83), o fino al 10% del reddito complessivo e per un valore massimo di € 70.000.

BENI IN NATURA 

Donazione da persone fisiche

  • Legge ONLUS: l’erogazione effettuata a favore di Organizzazione di volontariato che non tiene una contabilità analitica non consente alcun risparmio d’imposta.
  • Legge Più dai meno versi: l’erogazione effettuata a favore di Organizzazione di volontariato che tiene una contabilità analitica è deducibile fino al 10% del reddito complessivo e per un valore massimo di € 70.000.

Donazione da persone giuridiche (aziende)
Legge ONLUS
L’erogazione in natura di beni di propria produzione o commercio (regime novellato da articolo 1, comma 130, legge 244/2007) – beni che presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita, rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione – effettuata a favore di una organizzazione di volontariato che non tiene una contabilità analitica consente all’azienda – fino ad un costo specifico di acquisto o produzione non superiore al 5% del reddito d’impresa dichiarato – di non considerare questi beni destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa e perciò non producono ricavi presunti tassabili secondo il loro valore nominale. Alle aziende è utile inoltre ricordare che detti beni si considerano distrutti agli effetti IVA e pertanto l’azienda può operare la detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti.
Le derrate alimentari e i prodotti farmaceutici, alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, che, in alternativa alla usuale eliminazione dal circuito commerciale, vengono ceduti gratuitamente alle organizzazioni di volontariato, possono essere erogati senza limiti (avendo peraltro valore nullo). Ad eccezione dei beni facilmente deperibili o prossimi alla scadenza, per fruire della agevolazione l’azienda che effettua la donazione deve seguire una particolare procedura di comunicazione alla DRE e di registrazione contabile ai fini IVA.

Dgls 460/97 –  Articolo 13, comma 3
All’articolo 13 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, il comma 3 e’ sostituito dal seguente: “3. I beni non di lusso alla
cui produzione o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa, diversi da quelli di cui al comma 2, che presentino imperfezioni,
alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneita’ di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita,
rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distruzione, qualora siano ceduti gratuitamente alle ONLUS, per un importo
corrispondente al costo specifico sostenuto per la produzione o l’acquisto complessivamente non superiore al 5 per cento del
reddito d’impresa dichiarato, non si considerano destinati a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’articolo 85, comma 2,
del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. I predetti beni si
considerano distrutti agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto”.

Legge Più dai meno versi
L‘erogazione in natura di beni effettuata a favore di una organizzazione di volontariato che tiene una contabilità analitica può applicare le agevolazioni sopra riportate oppure, in alternativa, può applicare la deducibilità fino al valore minore tra il 10% del reddito complessivo e € 70.000 Per determinare il valore del bene, bisogna rifarsi al prezzo mediamente praticato alle stesse condizioni, ai listini o – se il bene è raro o prezioso – ad una perizia. L’organizzazione di volontariato deve emettere una ricevuta che contenga la descrizione analitica e dettagliata dei beni donati con l’indicazione dei relativi valori.

Personale
Legge ONLUS
E’ possibile destinare proprio personale (dipendente, assunto a tempo indeterminato) per lo svolgimento di prestazioni a favore di Organizzazioni di volontariato e dedursi il relativo costo fino al 5 per mille dell’ammontare complessivo delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

I confini della donazione

sponsorNei rapporti con le aziende, è importante che l’organizzazione non profit abbia chiara la distinzione tra la donazione e altri tipi di rapporto. E’ il caso – assai frequente nel terzo settore – della sponsorizzazione, contratto atipico in forza del quale l’azienda chiede ad un ente di poter associare il proprio marchio con quello della organizzazione, riconoscendo a quest’ultima un compenso per la prestazione. Nel non profit, le aziende utilizzano frequentemente lo strumento della sponsorizzazione per diverse ragioni: di comunicazione (veicolare il loro impegno sociale), di marketing (per raggiungere un pubblico già segmentato), di responsabilità sociale d’impresa (per restituire parte del valore aggiunto agli stakeholder), di politica fiscale (per dedursi i costi relativi).
Qualsiasi sia la ragione, diamo risalto alle ragioni per le quali il contratto di sponsorizzazione porta con sé alcune problematiche a tutt’oggi ancora irrisolte.
In primo luogo, la sponsorizzazione è sempre un contratto di natura commerciale, dato che prevede una prestazione e un corrispettivo (Risoluzione 88/05).
Alle organizzazioni non profit, in via di principio, non è precluso lo svolgimento di attività commerciali e l’ottenimento da esse di nuove fonti di reddito; il problema sorge per determinate tipologie di enti.
Una particolare eccezione è rappresentata dalle associazioni sportive dilettantistiche, per le quali le sponsorizzazioni sono un’entrata addirittura espressamente prevista dalla legge: “Sono interamente deducibili dall’azienda, le erogazioni volte alla promozione della sua attività o dei suoi prodotti fino al limite annuo di € 200.000 effettuate a favore di associazioni sportive dilettantistiche” (articolo 90, comma 8, legge 289/02).
Le Organizzazioni di volontariato, per esempio, possono finanziarsi solo con le entrate previste dalla normativa nazionale (articolo 5 della L 266/91), che comprendono tipologie tipicamente non commerciali:

a) contributi degli aderenti;
b) contributi di privati;
c) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;
d) contributi di organismi internazionali;
e) donazioni e lasciti testamentari;
f) rimborsi derivanti da convenzioni;
g) entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali.

Quest’ultima è stata successivamente regolata da apposito decreto (D.M. 25 maggio 1995), in cui si definiscono le tipologie di attività oggetto di attività commerciale marginale, i limiti di esercizio e le caratteristiche cui devono corrispondere per essere considerate tali.
Il caso della sponsorizzazione non é riconducibile ad alcuna di esse, e pertanto è da ritenersi che ogni ipotesi di compenso da prestazione di sponsorizzazione non sia ammissibile.
Per quanto concerne le Onlus, l’Agenzia delle Entrate (Risoluzione 356/2002) ha preso una posizione secondo la quale gli introiti da sponsorizzazione o da cessione del marchio non sono per esse ammissibili, in quanto tale azione, e cioè il rapporto di sponsorizzazione tra ente – azienda, non si configurerebbe come attività istituzionale né tanto meno connessa. Quindi, considerando che le Onlus possono conseguire entrate dalle attività ammissibili (istituzionali o connesse; tertium non datur), le sponsorizzazioni – in quanto attività del tutto commerciali – sarebbero tra quelle che le Onlus non possono promuovere. L’ente che operasse attraverso le sponsorizzazioni, rischierebbe di perdere la qualifica di Onlus. Anche in considerazione del fatto che il peso del Cause Related Marketing (azioni di marketing a favore di enti non profit) sui bilanci degli enti non profit sta aumentando anche in Italia, è rilevante trovare una o più soluzioni a questo problema.
Una prima soluzione è prospettata nella stessa Risoluzione, in cui si dichiara ammissibile la sponsorizzazione nel caso di raccolte pubbliche di fondi (articolo 143, comma 3, lett a del DPR 917/86) effettuate occasionalmente in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.

articolo 143, comma 3, lettera a) del DPR 917/86
“i  fondi  pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente,
anche  mediante  offerte di beni di modico valore o di  servizi  ai  sovventori,  in  concomitanza
di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”

Altra possibilità consiste nell’utilizzare il contratto di donazione – sopra richiamato – in maniera propria, mutando le caratteristiche dell’operazione originariamente pensata per la sponsorizzazione. Ma questo utilizzo modifica pesantemente, in senso negativo, il rapporto con l’impresa che non può obbligare l’ente ad alcuna prestazione.
Si ritiene comunque doveroso porre attenzione agli aspetti giuridici e tributari dei rapporti che legano le due parti, l’azienda e l’ente non profit, nell’interesse anche della chiarezza e della trasparenza.

fondiIl periodo estivo è ricco di iniziative, promosse dalle organizzazioni di volontariato, per sensibilizzare i cittadini sulle finalità dell’associazione e per raccogliere fondi. Sono numerosi gli enti non profit che partecipano oppure organizzano feste, sagre e fiere. Queste manifestazioni comprendono diverse occupazioni tra cui la somministrazione di alimenti e bevande, vendita di beni di modico valore, tombole, pesche di beneficenza, lotterie, intrattenimenti musicali e di spettacolo.
La realizzazione di queste attività richiede, oltre che l’organizzazione in senso stretto, anche una serie di conoscenze sugli adempimenti di tipo amministrativo e fiscale.

Quali sono le prime indicazioni utili per realizzare un evento?


Innanzitutto bisogna decidere chi all’interno dell’associazione (comitato, parrocchia, gruppo ecc.) assume il ruolo di riferimento organizzativo per tutti gli adempimenti e le autorizzazioni necessarie alla realizzazione dell’evento. Poi, per quanto riguarda gli adempimenti e le autorizzazioni necessarie variano in funzione delle tipologie di attività che si intende realizzare all’interno dell’evento. È da precisare che in caso di inadempienze le responsabilità sono comunque a carico dell’ente organizzatore.

Durante le feste estive le associazioni, per raccogliere fondi, organizzano tombole, pesche di beneficenza e lotterie. Quali sono, allora, gli adempimenti da rispettare in questi casi?


Per lotteria si intende l’estrazione a sorte effettuata con la vendita di biglietti, staccati da registri a matrice, che corrispondono a uno o più premi secondo l’ordine di estrazione. L’ambito territoriale in cui è permessa la vendita dei biglietti è quello della provincia in cui ha sede l’associazione promotrice. L’ammontare massimo degli introiti effettuabili con l’emissione dei biglietti, contrassegnati da serie e numerazioni progressive, non deve superare € 51.645,69. I premi possono consistere solo in servizi e in beni mobili (esclusi quindi denaro, metalli preziosi in verghe, i titoli pubblici e privati, le carte di credito, i valori bancari).
Rientrano nella categoria delle lotterie anche le cosiddette “sottoscrizioni a premi”.Infatti, per legge, le sottoscrizioni a premi sono definite “manifestazioni di sorte effettuate con la vendita di biglietti staccati da registri a matrice, concorrenti a uno o più premi secondo l’ordine di estrazione (…) contrassegnati da serie o numerazioni progressive”.

Per tombolas’intende una manifestazione effettuata con l’utilizzo di cartelle con indicate una data quantità di numeri, compresi tra l’1 e il 90. La tombola è consentita se la vendita delle cartelle è limitata al comune in cui si estrae la tombola e ai comuni limitrofi e le cartelle sono contrassegnate da una serie e una numerazione progressiva. Non c’è limite nell’emissione delle cartelle (che devono avere serie e numerazione progressiva come riportato sulle fatture di acquisto rilasciate dallo stampatore), tuttavia il valore dei premi posti in palio non può superare complessivamente l’ammontare di 12.911,42 euro.

Per pesche o banchi di beneficenza s’intendono le manifestazioni a sorte effettuate con la vendita di biglietti senza matrice i quali danno diritto a un premio. Le pesche o banchi di beneficenza sono consentiti se la vendita dei biglietti è limitata al territorio del comune dove si effettua la manifestazione e il ricavato non ecceda la somma di € 51.645,69. I premi possono consistere solo in servizi e in beni mobili (esclusi quindi denaro, metalli preziosi in verghe, i titoli pubblici e privati, le carte di credito, i valori bancari). Inoltre è vietata la vendita dei biglietti e delle cartelle a mezzo di ruote della fortuna o con altri sistemi analoghi.

Tutte questi sistemi di raccolta fondi hanno degli adempimenti precisi che i rappresentanti legali delle associazioni devono seguire con attenzione per non incorrere poi in spiacevoli sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 10mila euro.

Che tipo di adempimenti devono osservare i rappresentanti legali delle associazioni organizzatrici?


I rappresentanti legali degli enti organizzatori devono preparare una comunicazione scritta da inviare, almeno 30 giorni prima della data prevista per la vendita dei biglietti, al Prefetto competente e al Sindaco del comune in cui sarà effettuata l’estrazione. La comunicazione va anche inviata all’Ispettorato compartimentale dei Monopoli di Stato competente per sede territoriale. Nella comunicazione deve essere indicata la motivazione per la quale si organizza la manifestazione.

Alla comunicazione scritta va allegata:

  • Per le lotterie: la redazione di un regolamento(vedi fac simile) nel quale sono indicati: la quantità, la natura e il valore dei premi e laprecisazione circa l’acquisto o la donazione del bene posto in palio; la quantità e il prezzo dei biglietti da vendersi; il luogo in cui sono esposti i premi; la data e il luogo fissati per l’estrazione; l’eventuale modalità d’estrazione; il termine per la consegna dei premi ai vincitori.
  • Per le tombole, la redazione di un regolamento(vedi fac simile) dove indicare: le modalità di svolgimento della manifestazione conl’elenco dei premi offerti (con indicazione del valore degli stessi); il prezzo di ciascuna cartella; la documentazione comprovante l’avvenuto versamento della cauzione in misura pari al valore complessivo dei premi promossi, determinato in base al loro prezzo di acquisto o in mancanza al valore nominale degli stessi. La cauzione è prestata in favore del comune nel cui territorio la tombola si estrae e ha scadenza non inferiore a tre mesi dalla data di estrazione. La cauzione, oltre che in denaro o in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, può essere prestata mediante fideiussione bancaria o assicurativa.
  • Per le pesche o banchi di beneficenza: redazione di una comunicazione (vedi fac simile) in cui l’ente organizzatore deve indicare il numero di biglietti che intende emettere, l’eventuale serie e il relativo prezzo.

Oltre alla comunicazione quali altre procedure devono osservare le organizzazioni?


Siccome il compito di controllo del regolare svolgimento della manifestazione è affidato al Comune dove si realizza l’evento, bisogna consegnare allo stesso un rapporto circa lo svolgimento delle manifestazioni tramite le comunicazione esposte in precedenza.
L’estrazione della lotteria e della tombola sono pubbliche, quindi le modalità con cui saranno svolte devono essere a conoscenza di tutti i cittadini dei comuni interessati all’evento. Nell’ “Avviso al pubblico” dovranno essere indicati gli estremi della comunicazione fatta in precedenza a Prefetto, Sindaco e ai Monopoli di Stato, e quindi: il programma della lotteria o della tombola, le finalità che ne motivano lo svolgimento, la serie e la numerazione dei biglietti o delle cartelle messe in vendita. Prima dell’estrazione sarà compito di un rappresentante dell’ente organizzatore ritirare tutti i biglietti della lotteria o le cartelle della tombola invenduti. L’estrazione dei biglietti della lotteria o della tombola deve essere effettuata alla presenza di un incaricato del Sindaco. Dovrà essere redatto un verbale dell’estrazione della lotteria o della tombola (vedi fac simile) da parte del responsabile dell’ente organizzatore: una copia di questo verbale dovrà essere inviata al Prefetto mentre un’altra dovrà essere consegnata all’incaricato del Sindaco presente all’estrazione. Per le tombole, entro 30 giorni dall’estrazione, l’ente organizzatore presenta al Sindaco la documentazione attestante l’avvenuta consegna dei premi ai vincitori. Verificata la regolarità della documentazione prodotta, il Sindaco dispone l’immediato svincolo della cauzione. In caso di mancata consegna dei premi ai vincitori nel termine previsto, il Sindaco dispone l’incameramento della cauzione.

E per le pesche di beneficenza?

Un responsabile dell’ente organizzatore deve controllare il numero dei biglietti venduti e procedere, alla presenza di un incaricato del Sindaco, alla chiusura delle operazione redigendo un verbale (vedi il fac simile della tombola) di cui una copia sarà inviata al prefetto e una consegnata all’incaricato del Sindaco.

Come si conteggia il valore dei premi?


Per il calcolo della base imponibile sul valore dei premi sulla quale effettuare la ritenuta (vedi punto seguente) è necessario distinguere se si tratta di beni acquistati o beni ricevuti in dono da parte dell’ente non profit. Nel primo caso – beni acquistati - il valore è quello che risulta dalla fattura rilasciata dal venditore. Nel secondo caso - beni ricevuti in dono - occorre distinguere se i beni sono stati ricevuti da un soggetto imprenditore o da un privato; se sono stati ricevuti da un soggetto imprenditore il valore è quello che risulta dal documento contabile rilasciato dallo stesso (anche in donazione); se sono stati ricevuti da un privato occorre che il valore venga attribuito dall’ente non profit stesso facendo riferimento al “valore di mercato”. Il valore dei premi deve essere calcolato sull’imponibile escludendo l’Iva.

Qual è, invece, il trattamento fiscale da seguire?


Sul complessivo valore dei premi (sia acquistati che donati) dovrà essere effettuata una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta nella misura del 10%. Questa imposta deve essere corrisposta  all’Amministrazione Finanziaria  a mezzo versamento da effettuarsi entro i primi 16 giorni del mese successivo alla manifestazione stessa, utilizzando il modello unico di versamento F24 e indicando nella sezione erario il codice tributo 1046 e l’anno di competenza. Ricordiamo che per i soggetti titolari di partita Iva tale versamento va effettuato a mezzo F24 telematico. Questo versamento non è esente dagli obblighi dichiarativi: infatti il versamento della ritenuta d’imposta sui premi obbliga a inserire il quadro RZ nella dichiarazione dei redditi (modello UNICO) relativa all’anno nel quale l’ente non profit ha effettuato la ritenuta.

Sono previste sanzioni e con quale ammontare?


Il Regolamento, previsto dal DPR n. 430 del 26 ottobre 2001, ha previsto le seguenti sanzioni in caso di inosservanza delle norme previste per le manifestazioni di sorte locali. Si va dai 1.032,91 a 10mila 329,14 euro in caso di manifestazioni al di fuori dei casi consentiti: la sanzione è ridotta a metà nel caso in cui l’operazione sia circoscritta a poche persone e il premio risulti di scarso valore. Mentre si va da 309,87 a 3mila 89,74 euro a chi reclamizza manifestazioni non consentite: le sanzioni sono raddoppiate nel caso in cui la pubblicità è effettuata a mezzo stampa, radio o televisione. Infine da 154,93 a 1936,27 euro a carico del giocatore, compratore o sottoscrittore di biglietti relativi a manifestazioni non consentite.

Qual è, invece, il trattamento fiscale per le raccolte fondi occasionali?


La norma prevede l’obbligo di rendicontare singolarmente e analiticamente in “un apposito e separato rendiconto” le operazioni finanziarie connesse con l’attività svolta in occasione delle pubbliche raccolte di fondi (vedi fac simile).
L’esenzione da ogni imposta compete alla condizione che si tratti di raccolte svolte occasionalmente. Il documento, deve essere compilato indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, obbligatorio ai fini fiscali per gli enti in contabilità ordinaria che esercitano attività commerciale. Visto che si tratta di operazioni finanziarie dove l’aspetto economico ha scarsa rilevanza, il rendiconto deve dimostrare da una parte l’entità dei fondi raccolti e dall’altra degli impieghi effettuati. E’ evidente che l’analiticità del rendiconto, così come la chiarezza della nota illustrativa di commento che accompagna il documento, ne chiarisce gli aspetti più rilevanti e la comprensione delle operazioni di gestione fondi. Il rendiconto dovrà essere redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, tenuto e conservato anche oltre i termini di accertamento. Anche se la raccolta pubblica di fondi è considerata un’operazione istituzionale ai fini fiscali e quindi il documento pur non avendo valenza di imponibile tributario, ha  una piena valenza come documento fiscale, in quanto è importante dare un’informazione chiara ai donatori su come sono impiegati i fondi raccolti. In pratica si tratterà di contrapporre le entrate (incassi) e le uscite (spese) e riportare il saldo nel rendiconto generale dell’ente.

Se, invece, l’organizzazione realizza un banco vendita di oggetti prodotti dai volontari, può farlo?


In questo caso l’Amministrazione finanziaria considera le attività di vendita occasionale in concomitanza di una festa come attività commerciali e produttive marginali. Quindi è senz’altro possibile realizzare un banco vendita di manufatti a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario e sia svolta da un lato in funzione della finalità istituzionale dell’associazione di volontariato, dall’altro senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso di pubblicità dei prodotti, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali, di marchi di distinzione dell’impresa.

Quali sono le regole da rispettare?


In questo caso si tratta di entrate derivanti da attività commerciale marginale. Si consiglia di tenere un apposito rendiconto delle entrate e delle uscite (in aggiunta ai documenti da tenere in contabilità). Inoltre è necessario ricordare che non è permesso riconoscere compensi di qualunque natura (all’infuori dei rimborsi spese) ai soci dell’organizzazione di volontariato iscritta al registro.

Se all’interno di una festa, una organizzazione decide di effettuare una raccolta fondi può farlo? E come si deve comportare?

Le raccolte pubbliche di fondi sono subordinate alle seguenti condizioni: deve trattarsi di iniziative occasionali; la raccolta dei fondi deve avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; i beni ceduti per la raccolta dei fondi devono essere di modico valore, come fiori, piante ecc.

Qual’è il trattamento fiscale da seguire in questo caso?


La norma prevede l’obbligo di rendicontare singolarmente e analiticamente in “un apposito e separato rendiconto” le operazioni finanziarie connesse con l’attività svolta in occasione delle pubbliche raccolte di fondi (vedi fac simile). L’esenzione da ogni imposta compete alla condizione che si tratti di raccolte svolte occasionalmente. Il documento deve essere compilato indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, obbligatorio ai fini fiscali per gli enti in contabilità ordinaria che esercitano attività commerciale. Visto che si tratta di operazioni finanziarie dove l’aspetto economico ha scarsa rilevanza, il rendiconto deve dimostrare da una parte l’entità dei fondi raccolti e dall’altra degli impieghi effettuati. E’ evidente che l’analiticità del rendiconto, così come la chiarezza della nota illustrativa di commento che accompagna il documento e ne chiarisce gli aspetti più rilevanti, sicuramente aiutano la comprensione delle operazioni di gestione fondi. Il rendiconto dovrà essere redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, tenuto e conservato anche oltre i termini di accertamento. Anche se la raccolta pubblica di fondi è considerata un’operazione istituzionale ai fini fiscali  e quindi il documento pur non avendo valenza di imponibile tributario, ha  una piena valenza come documento fiscale, in quanto è importante dare un’informazione chiara ai donatori su come sono impiegati i fondi raccolti. In pratica si tratterà di contrapporre le entrate (incassi) e le uscite (spese) e riportare il saldo nel rendiconto generale dell’ente.

Spesso le associazioni realizzano dei punti di ristoro che comprendono la vendita di bevande o di alimenti, in questo caso quali sono gli obblighi di legge?

Per quanto riguarda gli adempimenti amministrativi, la normativa vigente dispone che in occasione di sagre, fiere e manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico che prevedono la somministrazione di alimenti e bevande, in modo temporaneo, non sia necessaria l’iscrizione al Registro Esercenti il Commercio (REC) presso la Camera di Commercio, ma sia necessaria una comunicazione al Comune di inizio attività. In particolare per le “organizzazioni di volontariato iscritte ai registri”, questa attività può essere svolta anche in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili, sempre a carattere occasionale, e può rientrare tra le attività commerciali e produttive marginali. Tali proventi derivanti da attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e dell’imposta locale sui redditi, qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato.

Una volta i volontari addetti alla somministrazione di cibi e bevande dovevano avere il libretto sanitario, mentre adesso non serve più. Cosa prevede la nuova normativa?

Alcune regioni, per esempio la Lombardia, hanno abolito il libretto sanitario e hanno previsto per gli “operatori addetti alla produzione, preparazione, somministrazione e distribuzione di alimenti e bevande” una adeguata preparazione igienico sanitaria prima dell’inizio di ogni attività in cui si ha contatto con generi alimentari. Questa preparazione avviene attraverso corsi di formazione e deve essere aggiornata con periodicità biennale. La formazione deve fornire: acquisizione di conoscenze tecnico-pratiche sull’epidemiologia dei rischi correlati agli alimenti, sui meccanismi di azione e sulle misure di prevenzione e controllo; correlazione tra contenuti della formazione e attività in cui i volontari operano.

A chi spetta il compito di formare i volontari?

Nel caso del volontariato l’onere della formazione è affidato al responsabile dell’organizzazione di volontariato, il quale può procedere al proprio interno alla formazione dei volontari o ricorrere a corsi organizzati.

Chi, invece, effettua i controlli?


A seconda delle Regioni. IN Lombardia sono le ASL di competenza che hanno l’obbligo di verificare l’adeguatezza della formazione e dell’aggiornamento a cadenza biennale e la corretta applicazione delle norme di buona prassi igienica da parte degli operatori. Pertanto in occasione di feste e manifestazioni nelle quali siano distribuiti alimenti e bevande è opportuno che il responsabile organizzativo abbia redatto un Piano di Autocontrollo specifico per le attività in cui siano evidenziate le buone prassi da adottare dagli operatori durante le iniziative e che dimostri che i propri volontari posseggano gli attestati di frequenza ai corsi di formazione.

Se durante una festa sono previste delle attività di intrattenimento o di spettacolo, come devono comportarsi le associazioni?

C’è una prima distinzione da fare: una cosa sono le attività di intrattenimento e un’altra sono le attività dello spettacolo. La separazione è stata definita con il decreto legislativo n.60/99. Dal 1° gennaio 2000 è stata, infatti, prevista la nascita di una nuova imposta – imposta sugli intrattenimenti – che interessa quelle attività in cui è prevalente l’aspetto ludico e di puro divertimento con la partecipazione attiva del pubblico come per esempio: esecuzioni musicali con balli e altro.
Le attività dello spettacolo hanno una connotazione culturale e implicano la partecipazione passiva all’evento da parte degli spettatori che assistono allo spettacolo. Definire se un’attività sia rientrante tra gli spettacoli oppure fra gli intrattenimenti ha, dunque, una importanza fondamentale in quanto, a seconda della collocazione nell’una o nell’altra categoria, si rende applicabile un differente regime tributario. Inoltre è necessario rispettare quanto previsto in termini di adempimenti SIAE sul diritto d’autore e, in taluni casi, anche sugli adempimenti ENPALS qualora vi sia retribuzione (anche sotto forma di rimborso spese forfetario) degli artisti coinvolti. Bisogna prestare particolare attenzione nell’organizzare momenti di intrattenimento o di spettacolo perché sono previsti specifici adempimenti a cui bisogna attenersi per evitare spiacevoli sorprese come multe o sanzioni.

Quali norme di sicurezza sono previste per le feste?


Le feste e le sagre rientrano nelle manifestazioni temporanee di pubblico intrattenimento, cioè eventi con la durata massima di 15 giorni consecutivi. Se si tratta di una manifestazione che non richiede il montaggio di strutture precarie o prevede il montaggio di strutture con capienza complessiva pari o inferiore a 200 persone, o con strutture già collaudate, gli interessati devono presentare la domanda di rilascio autorizzazione al Comune competente. Se invece la manifestazione prevede l’installazione di strutture precarie (stand, palchi, tendoni ect) con capienza superiore alle 200 persone, si rende necessario il collaudo delle stesse da parte della Commissione Provinciale di Vigilanza per Locali di Pubblico Spettacolo (CPVLPS) e pertanto deve essere presentata la domanda per la concessione della licenza di pubblico trattenimento al Comune.

Tabella riassuntiva
Adempimenti per le  manifestazioni locali: lotterie, tombole, pesche

Normativa  DPR 430/2001, in attuazione dell’art.19 della L. 449/1997
Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio nonché delle manifestazioni di sorte locali
Promosse da  Enti morali, associazioni e comitati senza fini di lucro, aventi scopi assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi disciplinati dagli articoli 14 e seguenti del Codice Civile e dalle Onlus di cui all’articolo 10 del D.Lgs. 460/97
se necessarie per far fronte alle esigenze finanziarie degli enti
Modalità Descrizione Adempimento
LOTTERIA  Manifestazioni di sorte: vendita di biglietti (serie e numerazione progressive) staccati da registri a matrice, che danno diritto alla vincita di uno o più premi se e in quanto estratti secondo un certo ordine
Ambito territoriale: Provincia
Ammontare complessivo: biglietti emessi ≤ 51.645,69 €
Regolamento recante quantità e natura dei premi assegnati, quantità e prezzo dei biglietti da vendere, luogo di esposizione dei beni, luogo e tempo fissati per l’estrazione e distribuzione dei premi ai vincitori
TOMBOLE Cartelle contrassegnate (serie e numerazione progressiva con intervallo da 1 a 90) con estrazione, secondo determinate combinazioni, che dà diritto all’assegnazione dei premi in palio
Ambito territoriale: Comune di estrazione e comuni limitrofi
Numero cartelle: illimitato
Valore premi: ≤ 12.911,42 €
  • Regolamento descrizione analitica beni assegnati e prezzo cartelle.
  • Documentazione attesti versamento apposita cauzione (deposito in denaro, titoli di Stato, o fideiussione bancaria o assicurativa) a favore del Comune nel cui territorio viene svolta la tombola con validità ≥ tre mesi dalla data estrazione. Ammontare = valore beni in palio determinato in base al costo d’acquisto o, in mancanza, al valore normale degli stessi
PESCHE O BANCHI DI BENEFICENZA  Manifestazioni di sorte (per caratteristiche non si prestano emissione biglietti a matrice) vendita di biglietti in parte abbinata a premi messi in palio
Ambito territoriale: Comune
Ricavato: vendita biglietti ≤ 51.645,69 €
numero e prezzo dei biglietti da emettere
OBBLIGO COMUNICAZIONE
al Prefetto e al Sindaco del Comune in cui è effettuata l’estrazione almeno 30 giorni prima dell’inizio della manifestazione con allegati

spettL'entrata in vigore del D.P.R. 26 ottobre 2001, n. 430 ha apportato profonde modifiche alla disciplina delle autorizzazioni relative allo svolgimento delle cosiddette manifestazioni di sorte locali (tombole, lotterie e banchi o pesche di beneficenza).

L'art. 13 del suddetto decreto, nel ribadire il divieto generale allo svolgimento di “ogni sorta di lotteria, tombola, riffa e pesca o banco di beneficenza, nonché ogni altra manifestazione avente analoghe caratteristiche”, consente esclusivamente di svolgere tali manifestazioni di sorte locali da parte di:

  • enti morali, associazioni e comitati senza fini di lucro, aventi scopi assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi e dalle Onlus;
  • partiti e movimenti politici.

Ai sensi della lett. c) del citato art. 13, per pesche o banchi di beneficenza si devono intendere le manifestazioni di sorte effettuate con vendita di biglietti, una parte dei quali è abbinata ai premi in palio. Le pesche e i banchi di beneficenza sono consentiti se la vendita dei biglietti è limitata al territorio del comune ove si effettua la manifestazione e il ricavato non eccede la somma di 51.645,69 Euro. I premi delle pesche o banchi di beneficenza, potranno consistere esclusivamente in servizi e in beni mobili, esclusi il denaro, i titoli pubblici e privati, i valori bancari, le carte di credito e i metalli preziosi in verghe.

Il rappresentante legale dell'Associazione ne da comunicazione, almeno 30 giorni prima, al Prefetto competente, al Sindaco del comune in cui è effettuata l'estrazione e all'Ispettorato Compartimentale dei Monopoli di Stato competente. Eventuali variazioni delle modalità di svolgimento della manifestazione dovranno essere comunicate ai predetti organi in tempo utile per consentire l'effettuazione dei controlli.

Per le pesche o i banchi di beneficenza sarà sufficiente indicare nella comunicazione di svolgimento il numero dei biglietti che si intende emettere ed il relativo prezzo.

L'Ispettorato Compartimentale dei Monopoli di Stato verifica se le manifestazioni di sorte locali sono difformi, per le modalità di effettuazione, da quanto previsto dalla normativa, in particolare in relazione all'esplicitazione delle finalità della manifestazione e al superamento dell'ambito locale o dell'importo dei biglietti.

Il Prefetto può vietare lo svolgimento della manifestazione nel caso in cui non ricorrano le condizioni previste o non ricorra la necessità dello svolgimento della manifestazione per fare fronte alle esigenze finanziarie dell'ente promotore. I comuni effettuano il controllo sul regolare svolgimento delle manifestazioni di sorte locali e sono l'autorità competente a ricevere il rapporto e a cui pervengono i proventi delle sanzioni.

Per le pesche o banchi di beneficenza, un responsabile dell'Associazione controllerà il numero dei biglietti venduti e procederà, alla presenza di un incaricato del Sindaco, alla chiusura delle operazioni redigendo il relativo verbale di cui copia dovrà essere trasmessa sempre al Prefetto ed un'altra consegnata all'incaricato del Sindaco.

Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, si rammenta che, ai sensi dell'art. 2, co. 3, lett. a), del DPR 633/72, sono sempre esclusi da IVA gli importi pagati dai partecipanti alle tombole, lotterie e pesche di beneficenza.

Ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP le entrate derivanti da lotterie, tombole, pesche e banchi di beneficenza sono da considerare assoggettate a tali imposte, a meno che non ci si trovi nelle condizioni previste per le raccolte pubbliche di fondi. In tal caso sarà dovuta solo la ritenuta IRPEF sul valore dei premi messi in palio e disciplinata dall'art. 30 del DPR 600/73. Il versamento di detta ritenuta deve essere effettuato entro i primi quindici giorni del mese successivo alla manifestazione, utilizzando il modello unico di versamento F24 ed indicando il codice tributo 1046. Si ricorda che detto versamento non è esente da obblighi dichiarativi.

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